Sindrome metabolica, obesità e declino cognitivo

Con il termine di sindrome metabolica viene indicato da alcuni anni un gruppo di disturbi del metaboli­smo caratterizzato da ridotta tolle­ranza al glucosio e resistenza all'azione dell'insulina, pressione ar­teriosa elevata, aumento dei grassi nel sangue, e obesità viscerale. Quando è presente questa insulino-resistenza l'organismo non rie­sce ad utilizzare al meglio la pro­pria insulina per trasformare gli alimenti in energia. Ne consegue una profonda alterazione dell'inte­ro metabolismo. Questa condizio­ne, che è reversibile con la dieta e l'esercizio fisico, è considerata l'anticamera del diabete e, soprat­tutto, una grossa spinta verso le malattie cardio e cerebrovascolari. E la salute cardiovascolare potrebbe avere ripercussioni su quella mentale. Dallo studio dei ricercatori califor­niani è risultato che il 26 per cento dei pazienti affetti da sindrome me­tabolica, nel corso di cinque anni ha avuto un declino da un punto di vi­sta cognitivo misurabile con degli appositi test e, soprattutto oggi, mi­surabile con la interferometria.  

Un declino che può sfociare nella vera e propria demenza, come si è potuto evidenziare in un altro studio dal 1994 al 2003; dove si è osservato che il rischio era aumentato del 74 per cento nei soggetti di mezza età in soprapeso rispetto ai normopeso. Questo collegamento, soprapeso e declino cognitivo, è più marcato per le donne; le obese presentavano un rischio di malattia doppio in con­fronto a quelle normopeso. Va notato che i soggetti affetti da sindrome meta­bolica hanno spesso cattive abitu­dini e comportamenti dannosi, tan­to è vero che nelle civiltà meno ricche, caratterizzate da alimenta­zione più semplice e maggiore atti­vità fisica, questa malattia è pres­soché sconosciuta.
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