| In America è diffusissimo, ma anche da noi il cambio automatico comincia a comparire su parecchie vetture. Non richiede l’intervento del guidatore né sul pedale della frizione (che quindi viene eliminato), né sulla leva del cambio (sostituita da un altro selettore con funzioni “elementari”: avanti, indietro, parcheggio). Può essere a tre o più rapporti oppure a «variazione continua» (CVT). In un cambio automatico, gli ingranaggi sono diversi da quelli delle trasmissioni tradizionali perché vengono utilizzati i cosiddetti ruotismi epicicloidali (ingranaggi che ruotano attorno a un asse che non è fisso, ma si muove a sua volta). Il disco della frizione è sostituito da un convertitore di coppia idraulico. I più recenti automatici hanno quattro o cinque marce, sono gestiti dall’elettronica, consentono di selezionare il tipo di funzionamento preferito (di solito «economico» o «sportivo») e non hanno slittamenti interni al convertitore di coppia riducendo così il consumo di combustibile. |
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I più sofisticati hanno una
gestione «adattativa» dei cambi marcia, ossia la capacità di adeguarsi allo stile di guida del conducente (AGS). Per le vetture di potenza non elevata si stanno diffondendo i variatori continui di velocità CVT, con un numero infinito di rapporti. Il rendimento del cambio automatico su un percorso standard (ciclo europeo di consumo) porta ancora a un maggior consumo di carburante attorno al 10% (anche per il maggior peso), ma il divario sta progressivamente scendendo.
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