Il mistero di Roma-Amor

Roma ebbe quasi sicuramente un nome segreto che era addirittura proibito pronunciare, pena la morte, e di cui erano a conoscenza solo i Pontefici Massimi che se lo tramandavano. Un antico commentatore di Virgilio, tale Servius, scrisse in una nota all'Eneide: «Nessuno, nemmeno nei sacrifici, ripete il vero nome della città. Anzi, un tribuno della plebe, un certo Valerio Sorano, fu messo in croce per aver ardito pronunciare quel nome». Ma qual era il nome segreto di Roma? Alcuni, tra cui il Poliziano, indicarono «Amarillis» e «Antusa», che in greco significa «fiorente»; per altri fu «Flora», nome che si ricollega anche con quello di aprile (da «aperire», aprirsi alla vita), il mese in cui si aprono i fiori, il mese di Roma; per altri ancora il nome segreto fu «Valentia»; ma per la stragrande maggioranza degli storici questo nome fu AMOR, che è il bifronte di ROMA, e l'equivalenza «Roma-Amor» ha suscitato sempre una grande suggestione. Anche un palindromo (frase che può essere letta partendo sia da destra che da sinistra) avvalora  

questa supposizione: ROMA TIBI SUBITO MOTIBUS IBIT AMOR (Roma, con dei movimenti letterari, diventerà Amor). Sorprendente, a questo proposito, e non meno suggestivo, è il fatto che in lingua serba Roma è detta «Rim», e che il suo bifronte, «Mir», significa «pace». Ora, sia «Amor» che «Mir» sono in perfetta armonia con la missione che questa città avrebbe dovuto e dovrebbe esercitare come sede del Papato. Ma che fosse stato «Petra» il nome segreto di Roma? Il giornalista Silvio Cremonese (in Paese Sera del 15.12.1949) faceva notare che la parola «Petra» si presta alla creazione di un sorprendente anagramma: «ept a») che, in greco e in latino arcaici, significa «i sette colli»... Il mistero rimane...
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