| Qualche mese fa, nella sezione Tecnologia, abbiamo incontrato l’RFID, un microchip del costo di pochi centesimi, ma dalle prestazioni molto importanti. Dotato di un’antenna è in grado di trasmettere a un ricevitore una serie di dati contenuti nella sua minuscola memoria. L’avevamo chiamato “etichette via etere” raccontando di applicazioni quali l'identificazione univoca delle merci, potendo potenzialmente sostituire il codice a barre. Il problema è che l'etichetta può essere letta a distanza (di qualche centimetro), con un apparato via radio, quindi potenzialmente a nostra insaputa. E associare al nostro nome uno specifico acquisto. Il fatto che ciò sia ben più facile farlo direttamente alla cassa del supermercato associando lo scontrino della spesa alla carta di credito con cui paghiamo o alla fidelity card... normalmente passa in secondo piano in questo genere di polemiche spesso condotte a livello troppo superficiale. Le successive evoluzioni del prodotto hanno però portato all'introduzione del Verichip, un chip ad uso umano che può essere impiantato sotto la pelle del braccio o della |
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mano. Questo strumento trova una serie di applicazioni: dall'identificazione sicura del portatore alla conservazione di dati medici (una cartella clinica sempre consultabile all'istante,anche in situazione d'emergenza). E qui la preoccupazione per il possibile accesso non autorizzato a questi dati è in effetti giustificata. Non solo: ulteriore evoluzione della tecnologia è l'uso del chip impiantato come una carta di credito, tale per cui basterebbe avvicinare la mano alla cassa per pagare un biglietto del cinema o saldare il pieno al distributore. Con un'evidente problema di privacy e sicurezza ma anche con il potenziale di portarci verso una società dove il denaro è puramente virtuale, una società, diciamo, senza denaro.
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