I trenini viaggiano in Cina

Era il dopoguerra e a la fabbrica vicentina "Lavorazione Italiana Metalli e Affini" riciclava i treni bombardati e con i metalli ricavati faceva le maniglie delle porte. Fino a quando un giorno il titolare dell'azienda vide, a Trieste in una vetrina di giocattoli, un trenino di una marca tedesca. Fu davanti a quel modellino che ebbe l'idea folgorante. Così con le lamiere dei treni bombardati cominciò a fare i trenini. Provate a comporre l'acronimo della denominazione della fabbrica, ne esce il glorioso nome della marca di trenini elettrici che hanno fatto sognare generazioni di bambini, e non solo bambini. Isola Vicentina, dove aveva sede la fabbrica, era il paese dei trenini elettrici e tutti i trenini, che portavano Babbo Natale e la Befana, venivano fatti qui. Ora vengono dalla Cina, e non sono più gli stessi anche se si chiamano nello stesso modo. Lima era un orgoglio italiano. Ora è diventato un Made in China. Ve la immaginate una Ferrari fatta nel Chekiang invece che a Maranello? Era uno dei marchi più famosi nel mondo e con la crisi del trenino come giocattolo anche  

Germania e Inghilterra hanno avuto problemi, ma loro sono riusciti a superarla. Nel vicentino, invece, restano solo i ricordi. I bambini passano davanti allo stabilimento chiuso, che l'ingegner Ottorino Bisazza, il genio della Lima, aveva voluto come fosse una stazione, e guardano le due carrozze ferroviarie, che sono deserte. Sono due vagoni delle Ferrovie e tramvie vicentine, uguali a quelle su cui saliva il patron della Lima da bambino, quando andava a scuola da Trissino a Vicenza. Le riunioni del consiglio di amministrazione Bisazza le teneva in una delle due carrozze e nell'altra aveva allestito un museo del trenino, per la gioia dei visitatori.
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