L'algoritmo che trova i caccia-balle

Nei confronti dei politici italiani, alle prese con la prossima campagna elettorale, potrebbe diventare un sistema per individuare il livello di onestà delle loro affermazioni pubbliche. In Canada - dove è appena terminata una delle più agguerrite elezioni della storia del Paese - qualcuno ha pensato di sviluppare un sistema scientifico, e quindi per definizione super partes, per misurare l'affidabilità dei politici e delle loro dichiarazioni. Non è una macchina della verità. Il sistema non prevede nessun elettrodo collegato alla testa del candidato, nessun rilevatore della pressione sanguigna che pende dalle sue braccia . Quello sviluppato alla Queen's University (Ontario) è un algoritmo, dunque un sistema per ora soltanto teorico. Il ricercatore ha preso in esame un insieme di recenti discorsi politici e li ha “sezionati” sottoponendoli a un modello, messo a punto da un team di psicologi., che identifica sulla base di dati statistici le strutture psicolinguistiche che caratterizzano il frasario di chi  

sa di ingannare il proprio uditorio. Nei discorsi dei politici più abili a “raccontare balle”, ad esempio, si nota una scarsa presenza di pronomi personali (come “io” e “noi”) e, al contrario, un'abbondanza di avverbi che indicano eccezioni, come “comunque”. Si tratta di un fenomeno inconscio che funziona più o meno come la dilatazione delle pupille o le alterazioni della respirazione, indizi fisici che aiutano a capire se una persona sta mentendo. Come dire: per quanto un oratore possa essere abile a nascondersi dietro le parole, lascerà sempre delle tracce: segnali che, se interpretati, possono rivelare qualcosa di lui e della sua mente.
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