| Una notizia che forse pochi sanno: Leonardo da Vinci ebbe una passione sconfinata per la cucina. Un amore che lo tenne impegnato tutta la vita, al pari delle altre sue attività di artista e inventore a noi più conosciute, e che gli fece ideare sofisticate preparazioni gastronomiche e ingegnosi utensili per realizzarle. Ce lo racconta un libro scritto a quattro mani dall'autore comico Jonathan Routh e dalla moglie Shelagh: "Note di cucina di Leonardo da Vinci" . Prendendo spunto da un ipotetico "Codex Romanoff" nel quale Leonardo stesso avrebbe raccolto i suoi appunti culinari, il libro racconta del nostro inventore alle prese con l'arte gastronomica. Tante le curiosità sulle sue esperienze nel "settore": gli anni dell'infanzia trascorsi come apprendista nella cucina del patrigno pasticcere; poi come cameriere nel 1472 alla "Taverna delle Tre Lumache" sul Ponte Vecchio a Firenze e come cuoco nel 1478 alla locanda "Le Tre Rane" che avrebbe gestito con l'amico Sandro Botticelli. In seguito fu per più di trent'anni Gran Maestro di feste e banchetti alla corte degli Sforza a Milano, dove |
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progettò quei raffinatissimi piatti che lo trasformano ai nostri occhi in un antesignano della "nouvelle cousine". Qualche dubbio sull'autenticità del Codex resta: il manoscritto sarebbe la presunta copia effettuata da tale Pasquale Pisapia di un testo leonardesco che si afferma custodito all'Ermitage, ma che risulterebbe di fatto introvabile. Meglio quindi farsi trasportare dai ghiottissimi racconti del libro e dalle note di Leonardo - corredate di disegni - sugli strumenti "per spennare le papere", "passare gli ortaggi" e "tritare il maiale". Anche in cucina l'autore della Gioconda lasciava libero sfogo al suo desiderio di sperimentare e inventare una serie di complicati macchinari come il gigantesco tritamanzo, lo schiaccianoci meccanico o l'argano per tendere gli spaghetti.
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