| Sapete che il pane bianco industriale che compriamo al supermercato fornisce, rispetto a quello comune del fornaio, una quantità di grassi 10 volte maggiore? Anche tra le salse e i sughi pronti che prendiamo dagli scaffali ci sono grandi differenze tra un prodotto e l'altro: per il sugo all'amatriciana si oscilla dal 7 al 14% di grassi, per il ragù dal 3,6 al 7,5% e perfino per un semplice sugo al pomodoro si passa dall'1,4 al 14,9%. Sono alcuni esempi emersi da una ricerca operata dall'ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) su oltre 4.000 cibi presenti nella grande distribuzione e nei negozi di media grandezza. Si tratta di alimenti confezionati, pronti o quasi pronti al consumo, in netta ascesa di vendita, soprattutto nei grandi centri urbani, dove il tempo per cucinare si trova sempre di meno. Il problema è che non sempre questi cibi pronti ci danno tutte le informazioni per compiere una selezione ragionata sotto il profilo nutrizionale. Disporre di etichette più chiare sui cibi che consumiamo è fondamentale. Selezionare i prodotti a medio o minor contenuto di |
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grassi può far risparmiare ogni giorno fino a 250/350 calorie. Ci sono per esempio focacce, pizze e bruschette surgelate che incorporano il doppio dei grassi utilizzati da prodotti all'apparenza analoghi. Fra le patate surgelate fritte si oscilla dal 2% al 9,5%. Su circa 100 tipi di formaggio venduti confezionati l'etichetta è presente in meno della metà dei prodotti e solo il 4% ha un'indicazione pratica per la scelta della porzione. Nessuno dei formaggi che hanno l'etichetta nutrizionale segnala la quantità di grassi saturi, i più insidiosi se in eccesso. Va meglio sul pesce: per il tonno in scatola o confezionato (75 prodotti esaminati) ben 55 (73%) prodotti hanno etichetta nutrizionale e 14 (il 20%) di questi hanno una etichetta nutrizionale più completa sulla qualità dei grassi e sul contenuto in sodio.
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